mercoledì 20 aprile 2011

alfabeto ecologico

Un groviglio di lettere... un ulivo secolare...
un bosco di alberi e piante nati dalla composizione di semlici lettere dell'alfabeto italiano.
Questo è il prodotto finale del workshop appena concluso.









E questo è il mio albero, 

un ulivo di lettere serpeggianti
 e nodose intagliate nel poliplat.
(anche se in foto non si vede benissimo)


Adagiata per terra, una frase molto particolare: riuscite a capire qual'è la sua caratteristica? Se si, scrivetelo in un commento.
La soluzione tra 15 giorni esatti.

martedì 12 aprile 2011

nuovo soggetto

Molti post fa pubblicai un soggetto per un possibile cortometraggio. Il prof però ha detto che questo corto dobbiamo realizzarlo davvero, e il mio progetto era un po', em, utopico (cercatelo nei post vecchi se non l'avete ancora letto) così mi ha chiesto di farne un altro. 
questo nuovo soggetto è più semplice, ma forse ancora più demenziale.


BATMAN TI VOGLIO BENE!!!

Un uomo è seduto in una stanza piena di giornali e fumetti di Batman e tappezzata di ogni genere di poster e ritagli  sul supereroe. L’uomo è seduto al buio su un cuscino di fronte all’unico arredo della stanza: un televisore su un videoregistratore con a fianco una montagna di videocassette. Il televisore di volta in volta mostra puntate di Batman registrate. Ogni volta il protagonista si mette ad imitare il suo eroe: si costruisce una maschera con le orecchie di cartone, prova a volare con un lenzuolo per mantello e un ventilatore, veste un orsetto di peluche da Robin e si lancia in combattimenti immaginari in un crescendo demenziale. Qualcuno bussa alla porta: lui si ricompone, accende la luce, si toglie il mantello e la maschera e con fare allegro va ad aprire. Dall’altra parte della porta si staglia la figura sogghignante di Joker, di fronte all’uomo inebetito e interdetto. Tutto si fa buio. Ritroviamo il nostro protagonista nella stanza su una sedia, legato con il cavo della televisione e il peluche in bocca a mo’ di bavaglio.

finalmente...oasi!

Vi ricordate l'animatic della pubblicità in 10 secondi sullo snac nel deserto? Se no, cercatelo nei post più in basso, in caso contrario... vi comunico che l'attesa è finita! Ecco 
l'animazione conclusa.



venerdì 8 aprile 2011

videomatti

Eccomi di ritorno dalla festa di diciott'anni Alessandra! Oltre ad occuparmi degli inviti (cercateli nei post vecchi!) e del foto-reportage della festa, ho collaborato in parte minima al tradizionale "video dei diciott'anni", con alcuni microfilmati montati e animati in after effects, che si sono alternati alle foto. Va detto comunque che il montaggio del video finale non è opera mia ma di un'amica di alessandra, perciò mi limiterò a postare il frutto del mio umile operato...Alessandra...

...nata con la passione per lo shopping...


                       ...nel tempo libero si dedica allo yoga...


                                                            ..un giorno conobbe addirittura l'amore!


... e adesso ha già diciott'anni ed io ancora stento a crederci! di nuovo tanti auguri, maggiorenne!!!

mercoledì 30 marzo 2011

New Italian Epic

Finito il primo semestre, cominciano i corsi intensivi. Uno di questi trattava del fenomeno della New Italian Epic, e per l'esame, scrittura creativa: un racconto berve nello stile della nuova epica italiana: epicità, analisi storica, rilettura della Storia in chiave eroica. Se volete avere un idea dello stile New Italian  Epic leggete "Gomorra" o "Romanzo criminale", oppure limitatevi a leggere il mio racconto.


L’AEREO HA SORVOLATO CASA MIA
Era lì, seduto davanti alla scrivania, quella scrivania di legno smaltato dove il pomeriggio faceva i compiti o leggeva qualche fumetto, e che ora era immersa nella più completa oscurità come il resto della stanza. Era lì e fissava il vuoto, il volto illuminato di taglio da una spettrale luce arancione dell’illuminazione pubblica che filtrava dal vetro della finestra, la schiena inarcata in avanti, le mani aggrappate alla plastica del sedile, con il pollice artigliava la stoffa dell’imbottitura, i piedi puntellati al suolo, la gamba sinistra che dondolava nervosamente. Fissava il vuoto, non leggeva né faceva i compiti. Cosa vuoi leggere alle tre di notte, quando tutto in casa è spento e silenzioso? Non si può nemmeno accendere la luce se non si vuole svegliare il proprio fratello che russa nel letto accanto. A quell’ora l’unica è andare a dormire. Ma come dormire quando tutto stava per esplodere sotto i piedi del mondo! Non sarebbe dovuto succedere, semplicemente non sarebbe dovuto. Ma questo a nessuno interessava: stava per succedere. Se lo ricordava quando era cominciato tutto, certo che se lo ricordava. Il ricordo poteva ancora materializzarsi sotto le sue palpebre quando chiudeva gli occhi. Più vivido che mai. Un telegiornale di mezzogiorno. In un certo senso, il primo della sua vita. Di precedenti non ne aveva guardati per più di due minuti scarsi. Gli erano sembrati tutti uguali. Aveva solo otto anni. Ma quel mezzogiorno, quel telegiornale... non si può ignorare chi urla. Uno spettacolo agghiacciante, irreale: due aerei si abbattevano contro due altissimi grattacieli. Fumo. Fuoco. Morte. Il ghiaccio si impadronì del suo stomaco e del suo sangue, quando non vi fu più alcun dubbio che non c’era niente di irreale in quell’irrealtà. I due grattacieli si trovavano a Manhattan, un’isola di New York, in America... allora queste indicazioni gli dicevano poco o niente. Si sa che il sapere aiuta a combattere la paura. Forse, se avesse studiato di più la geografia, se fosse stato un adulto “che le cose le sa”, non sarebbe stato così spaventato. Forse.
All’epoca, per lui quella era solo e semplicemente l’immagine di una morte, di una fine che era solo l’inizio, e che non finì mai più. Non era stato un incidente, -un gruppo di pazzi volevano farci morire tutti e morire assieme a noi perche avevamo un dio diverso dal loro-. E’ impressionante come ai bambini la realtà appaia semplice e incredibilmente esatta. Di tutta quella storia lui aveva capito molto poco, o forse tutto. Nello studio azzurrognolo del telegiornale riflesso da milioni di puntini luminosi appena al di là dello schermo catodico le notizie erano lette e visualizzate a ripetizione, sempre le stesse, con gli stessi nomi, gli stessi posti, gli stessi eventi. Man mano le vicende, dietro la maschera ingannatrice dello sgomento e della ripetitività, progredivano e si modificavano. Così ad un certo punto tutti si ritrovano a parlare dell’Iraq e del suo terribile dittatore, senza che nessuno avesse capito davvero cosa centrasse. Né cosa quest’uomo volesse farci. Fatto stava che bisognava attaccare, combattere. La guerra era la soluzione di chi non sapeva trovarne altre. O per lo meno era la soluzione di quello che bisognava chiamare il presidente degli Stati Uniti. Non doveva essere un genio, pensava in quel momento, tremante di nervosismo, seduto al buio. Lo sapevano tutti, anche i ragazzini come lui: la guerra uccide e basta. Non serve ad altro che a distruggere. Ma pensava anche a qualcos’altro, qualcosa che più che un pensiero era una terribile certezza: quella non sarebbe stata una guerra normale. Già ne aveva sentito parlare a scuola: la paura della Terza Guerra Mondiale. La prima aveva fatto cento milioni di morti. La seconda cinque volte tanto. Alla terza non si sarebbe salvato nessuno. Ed eccola, era arrivata. Lo percepiva nell’aria. Lo avvertiva da quel brivido costante lungo la schiena e quella morsa allo stomaco che nulla avevano a che fare con il freddo. Immagini terribili affollavano la sua testa, troppo scioccata per poterle anche solo comprendere. Prima fra tutte, quell’ultimo telegiornale, quella sera stessa. Non dava adito a nessun equivoco: siamo in guerra contro l’Iraq. Tutto quello che era stato fino ad allora, persino quel terribile attentato, ecco che
improvvisamente non appariva altro che un lungo preambolo prima di questo. Le preparazioni erano finite. E la fine era iniziata. In coda a questo ricordo, immagini apocalittiche: fuoco tonante vomitato dai cannoni dei carri armati, esplosioni a ripetizioni, urla, sangue. Pallore sui volti dei morti. Tutto frutto della sua immaginazione, o al massimo ricordi di sequenze cinematografiche. Lui della guerra non sapeva niente, era di quella generazione che la guerra l’aveva vista solo sulle pagine dei libri o in televisione. Più irreale che mai. Quanto sarebbe stato diverso, invece, esserne circondati, senza il filtro dello schermo o delle pagine plastificate del libro di storia. Avrebbero potuto addirittura cominciare a reclutare in massa nel disperato tentativo di giocarsi il tutto per tutto, in un gioco che non si preannunciava affatto divertente. Da qualche anno a quella parte, avrebbero potuto persino chiamare lui. Non ci sarebbe andato. Non sarebbe stato complice di quella follia. Questo lo sapeva.
Ecco che all’improvviso, un rumore lontano che non faceva parte della sua immaginazione. Aveva una provenienza ben precisa. Si alzò meccanicamente, con lo stesso gesto inquieto voltò la testa verso la finestra e con mano tremante la aprì. Il suono, non più attutito dal vetro, si intensificò. Era il rumore di un aereo, quell’aereo militare che sorvolava in quel momento casa sua. Riuscì a vederlo mentre si allontanava - una sagoma nera geometrica circondata da luci rosse e verdi - e volava via. Verso l’ignoto. Verso la morte. Verso la guerra. Non c’era niente di irreale in quell’irrealtà, non più. L’incubo si era fatto materia, rumore, concretezza. E faceva ancora più paura.

Giovanni Saponaro